Turismo e Guerra in Medio Oriente: impatto su sicurezza percepita e aumento dei costi


Foto di NASA su Unsplash

Un impatto pesante per il turismo in termini di sicurezza e aumento dei costi, la cui intensità varierà a seconda della durata: è quanto preannuncia il conflitto in Medio Oriente

L’attacco di USA ed Israele all’Iran, il coinvolgimento degli altri paesi del Golfo e il blocco dello Stretto di Hormuz stanno già avendo ricadute sul turismo a livello internazionale e potrebbe averne ancora di più a seconda della durata.

Sicurezza e aumento dei costi sono da tempo tra le principali preoccupazioni dei viaggiatori e quanto sta avvenendo in Medio Oriente rischia di avere conseguenze importanti proprio su entrambe, con conseguenti cali di prenotazioni e cambiamenti nelle abitudini di viaggio”, commenta Alessandro Tortelli, direttore di Centro Studi Turistici di Firenze.

Oxford Economics ha stilato un report dedicato che prevede 2 possibili scenari per gli effetti del conflitto in Medio Oriente sul turismo nei paesi coinvolti:

  • Risoluzione in 1-3 settimane: comporterebbe un calo dell’11% degli arrivi in Medio Oriente, pari a circa 23 mln di visitatori internazionali nel 2026 e una perdita di 34 mld di dollari.
  • Risoluzione a 2 mesi: comporterebbe un calo degli arrivi del 27% sul 2026, per circa 38 milioni di visitatori internazionali e una perdita di 56 miliardi di dollari.

Se i paesi che subiranno il maggiore impatto saranno Israele ed Iran, conseguenze importanti si avranno anche per Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, a causa dell’elevato volume di visitatori internazionali e della forte dipendenza dalla connettività aerea, ma anche per Qatar e Bahrain.

Secondo Oxford Economics, gli effetti del conflitto saranno moltiplicati a causa del ruolo di hub svolto dal Medio Oriente per i viaggi a lungo raggio, grazie ai tre principali vettori: Emirates che opera da Dubai, Qatar Airways che opera da Doha ed Etihad che opera da Ahu Dhabi.

A subire il maggiore impatto della chiusura dello spazio aereo potrebbero essere Europa e Asia-Pacifico. Se rotte alternative sono già in fase di tracciamento, queste si tradurranno comunque in tempi di volo più lunghi, un maggiore consumo di carburante e un aumento dei costi. A complicare il quadro la riduzione dei corridoi di volo per il conflitto Russia-Ucraina e il rischio di un’ulteriore escalation nel conflitto tra Pakistan e Afghanistan.

Sebbene l’Europa e l’Asia rischiano di essere le destinazioni più colpite al di fuori del Medio Oriente, anche il Nord America sperimenta già impatti negativi: United Airlines, ad esempio, avrebbe già cancellato tutte le partenze USA-Tel Aviv nei prossimi giorni ed altre compagnie si stanno muovendo nella stessa direzione.

Un ulteriore impatto dirompente per il settore sarà quello dovuto al blocco dello Stretto di Hormuz che gestisce quasi il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio e gas naturale e che comporterà un aumento dei prezzi a livello globale.

La combinazione di prezzi più alti e il maggiore rischio percepito potrebbero portare ad un calo generale delle prenotazioni se la situazione dovesse persistere.

Secondo stime elaborate da CST Firenze per Assoviaggi, solo per i prossimi 30 giorni la perdita per il turismo organizzato in Italia a seguito delle conseguenze del conflitto in Medio Oriente potrebbe essere di oltre 6,4 milioni di euro


Sai che CST Firenze realizza indagini sull’impatto economico nel settore del turismo per Enti Pubblici e Privati?

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