Il 2025 conferma il turismo come uno dei motori più solidi dell’economia globale. Secondo i dati dell’Economic Impact Reasearch – Global Trends Report 2026 di World Travel & Tourism Council, il settore ha contribuito con 11,6 trilioni di dollari al PIL mondiale, pari al 9,8% dell’economia globale, con una crescita del +4,1%.
Un settore in crescita ma con politiche diversificate a seconda dei paesi e degli investimenti. Tra questi WTTC prende in considerazione soprattutto il caso della Spagna e le politiche di USA e Cina.
Un’analisi dalla quale emergono spunti interessanti per le Destinazioni turistiche, in particolare su regia pubblica, attrazione di capitali, diversificazione dei mercati di origine e gestione delle competenze, leve sulle quali si giocherà la competitività dei prossimi anni.
Global Trends Report: +4,1% la crescita del valore del turismo nel 2025
11,6 trilioni di dollari, con una crescita del +4,1%: è il valore del turismo registrato nel 2025, secondo WTTC, ovvero il contributo al prodotto interno lordo mondiale. 1,54 miliardi di arrivi internazionali che hanno generato 366 milioni di posti di lavoro (1 nuovo posto di lavoro su 3).
A livello geografico, è stata l’Asia-Pacifico a guidare la classifica, con il PIL del settore in crescita dell’8,1% e trainato da politiche di viaggio sicure, infrastrutture moderne, esenzioni visto e sistemi biometrici. L’Europa si attesta a +2,6%, con una previsione di +3,6% per il 2026 e una crescita media del +2,2% nel decennio 2026-2036.
In l’Italia, nel 2025 il turismo ha registrato un valore di oltre 264 miliardi di dollari (10,4% del PIL, in crescita del +1,5%) con un’occupazione diretta di oltre 3.1 mln di posti di lavoro. Secondo WTTC la spesa turistica nel nostro paese passerà da 65,036 miliardi nel 2025 a 69,730 miliardi nel 2026, fino a raggiungere i 97,497 miliardi nel periodo 2026-2036.
A livello globale, le previsioni per il 2026 indicano una crescita del PIL turistico del +3,2%, superiore a quella prevista per l’economia generale (+2,4%), per un nuovo record di 12 trilioni di dollari. Guardando al decennio 2026-2036, il settore dovrebbe crescere a un ritmo del 3,6% annuo, arrivando a valere 17,1 trilioni di dollari e l’11% dell’economia mondiale, con 88,7 milioni di nuovi posti di lavoro.
Il report segnala però un nodo critico, sul quale i governi dovranno lavorare: la carenza di manodopera, il divario di competenze e la scarsità di visti per la mobilità dei lavoratori stanno già frenando la crescita del settore. Va inoltre monitorato l’impatto del conflitto in Medio Oriente, che gestisce circa il 14% di tutti i passeggeri internazionali come snodo di transito globale.
Il caso Spagna, una crescita pianificata a tavolino
Tra le economie europee, la Spagna rappresenta secondo WTTC, uno dei casi più interessanti degli ultimi anni.
Il contributo del turismo al PIL spagnolo è infatti passato da 131 miliardi di dollari nel 1996 a 291 miliardi di dollari nel 2025, e per il 2026 si prevede un’ulteriore espansione del settore del 3,7%, quasi il doppio rispetto al 2,4% dell’economia nel suo complesso.
Il settore vale il 15,3% del PIL totale spagnolo, ben sopra la media europea del 9,4%, con 130 miliardi di dollari di spesa dei turisti internazionali e 1 occupato su 7 (14,2%) impiegato nel comparto. Inoltre tra il 2026 e il 2036 il turismo spagnolo dovrebbe crescere dell’1,9% annuo, contro una media dell’1,2% dell’intera economia nello stesso periodo.
Questo risultato è la conseguenza di scelte politiche che hanno puntato soprattutto su 3 pilastri:
- Fondi di ripresa UE: il governo spagnolo ha destinato 3,4 miliardi di euro dei fondi europei alla sostenibilità del turismo, alla digitalizzazione e alle infrastrutture turistiche, uno degli impegni pubblici più ingenti in Europa su un singolo settore.
- Politica di deconcentrazione: la Spagna ha puntato in modo esplicito su destagionalizzazione, deconcentrazione territoriale e diversificazione dell’offerta. Nell’ottobre 2025 il presidente Sánchez ha annunciato che gli arrivi in bassa stagione sono cresciuti del 27%, quasi il triplo rispetto al tasso di crescita registrato nella stagione di punta.
- Strategia Turistica Spagna 2030: un piano interministeriale composto da 50 misure per ridefinire il settore, con l’obiettivo di attrarre visitatori da Giappone, Cina e America centrale e meridionale, riducendo la dipendenza dai mercati europei.
Cina e Stati Uniti: le potenze degli investimenti turistici
Se la Spagna mostra cosa può fare la leva delle politiche pubbliche su una destinazione, Cina e Stati Uniti sono l’esempio di come la scala degli investimenti stia ridisegnando il settore a livello globale.
Nel 2025 gli investimenti mondiali nel turismo hanno superato, per la prima volta dal 2019, la soglia dei 1.000 miliardi di dollari, con una crescita dell’8,5% nel 2025 e un ulteriore +5,9% previsto per il 2026. Stati Uniti, Cina, India e Arabia Saudita hanno generato da soli quasi la metà di questi investimenti (494 miliardi di dollari).
In particolare, gli Stati Uniti restano il più grande mercato al mondo per investimenti turistici, con una crescita del 10% nel 2025 fino a 245 miliardi di dollari, sostenuta da un forte impegno federale, da investimenti infrastrutturali costanti e da un settore privato maturo. A questo si aggiunge il traino di grandi eventi come la Coppa del Mondo FIFA 2026, le celebrazioni America250 e i Giochi Olimpici e Paralimpici di Los Angeles 2028, che dovrebbero spingere ulteriori investimenti in ricettività, trasporti e servizi turistici.
La Cina ha invece già il secondo portafoglio di investimenti turistici al mondo e, secondo le previsioni, supererà gli Stati Uniti, raggiungendo 402 miliardi di dollari entro il 2036 e diventando leader. Questa traiettoria è sostenuta da una politica industriale di lungo periodo: il 14° Piano quinquennale cinese (2021-2025) ha fissato l’obiettivo di fare del paese una potenza turistica mondiale entro il 2035, mentre il 15° Piano quinquennale (2026-2030) eleva il turismo a pilastro strategico dell’economia nazionale, con target ambiziosi sul turismo interno e in entrata.
Spunti per la gestione delle destinazioni

Dai dati dell’Economic Impact Research – Global Trend Report 2026 di WTTC emergono spunti operativi interessanti anche per DMO e Destination manager:
- La regia pubblica fa la differenza. Il caso Spagna dimostra che destagionalizzazione, deconcentrazione territoriale e diversificazione dei mercati di provenienza sono risultati misurabili quando sostenuti da piani strategici pluriennali e investimenti mirati.
- Gli investimenti contano quanto i flussi. La corsa agli investimenti di Cina, USA, India e Arabia Saudita ricorda che la competitività di una destinazione dipende anche dalla sua capacità di attrarre capitali su infrastrutture, digitalizzazione e sostenibilità, non solo visitatori.
- La diversificazione dei mercati riduce il rischio. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la loro ricaduta sui flussi globali confermano quanto sia rischioso dipendere da pochi mercati di origine o da un unico hub di transito: la strategia spagnola di guardare a Giappone, Cina e America Latina va in questa direzione.
- Le competenze sono un problema da non sottovalutare. Il report segnala carenza di manodopera e divario di competenze come freni alla crescita: per una destinazione significa investire fin da ora in formazione e attrattività del lavoro turistico locale.
- I grandi eventi sono leve di investimento e non solo di visibilità. L’esempio statunitense (Mondiali 2026, Olimpiadi 2028) conferma come i grandi eventi possano essere usati per accelerare investimenti infrastrutturali che restano alla destinazione ben oltre l’evento stesso.
“Strategia, investimenti e pianificazione fanno la differenza anche nella gestione del turismo, come dimostra il report di WTTC – conclude Alessandro Tortelli, direttore di CST Firenze – Le destinazioni che sapranno unire pianificazione pubblica, capacità di attrarre investimenti e diversificazione dei mercati saranno quelle in grado di consolidare il maggiore vantaggio competitivo”.
Sai che CST Firenze lavora con Enti Pubblici e con Privati per lo sviluppo turistico dei territori?






