Digitalizzazione, sostenibilità, nuove tendenze ma anche instabilità geopolitiche: sono gli elementi che stanno ridisegnando il mercato del lavoro nel settore del turismo, mettendo sotto pressione non solo le imprese ma lo stesso sistema formativo.
Se da una parte le aziende hanno la necessità di trovare figure sempre più qualificate, dall’altra il settore formativo non sempre riesce a rispondere adeguatamente e ad adattarsi ad un contesto globale complesso.
Con Aldo Frigeri, direttore del settore Formazione del Centro Studi Turistici di Firenze, analizziamo le principali criticità per la formazione nel turismo e le possibili soluzioni.
Direttore Frigeri, lo scarto tra domanda e offerta di lavoro è un tema sempre più dibattuto nel turismo. Qual è oggi il vero gap di competenze?
“Il disallineamento tra domanda e offerta in questo settore è evidente e non riguarda solo la quantità di personale ma la qualità delle competenze.
Le imprese cercano figure sempre più ibride, capaci di muoversi tra accoglienza, digitale, marketing e relazione con il cliente mentre il sistema formativo spesso continua a proporre percorsi rigidi o poco aggiornati.
Un altro elemento critico è la difficoltà nel reperire profili con competenze operative immediatamente spendibili. Non si tratta solo di formazione tecnica ma di capacità di adattamento, problem solving e gestione di contesti complessi.
Come emerso dall’indagine che abbiamo presentato lo scorso anno a Firenze, il mercato ricerca professionisti pronti a lavorare in ambienti dinamici ma i percorsi formativi spesso non riescono a stare al passo”.
Quali sono, secondo Lei, le competenze strategiche per il turismo nel prossimo futuro?
“Stiamo assistendo a una trasformazione profonda. Accanto alle competenze tradizionali sono sempre più importanti tre grandi temi:
- il digitale, inteso non solo come strumenti ma come capacità di interpretare i dati, gestire piattaforme e comprendere i comportamenti dei turisti.
- la sostenibilità, non più considerata un tema accessorio ma un criterio di gestione delle destinazioni e delle imprese.
- le competenze trasversali, intese come comunicazione, gestione delle relazioni, capacità di lavorare in contesti interculturali.
La vera sfida sarà integrare tutti questi livelli.
Non basta più formare specialisti verticali: servono profili in grado di connettere competenze diverse.
È su questo che stiamo orientando i nostri percorsi formativi, cercando di avvicinare sempre di più formazione e realtà operativa”.






In questo quadro non è possibile prescindere anche dal contesto internazionale, segnato da tensioni geopolitiche e instabilità: tutto questo influenza i fabbisogni formativi del turismo?
“Il turismo è estremamente sensibile al contesto globale. Le tensioni internazionali, come quelle in corso, incidono direttamente sui flussi, sulle scelte dei viaggiatori, sui costi di viaggio e sulla percezione della sicurezza.
Questo scenario richiede un cambio di paradigma anche nella formazione.
Non basta più preparare operatori per un mercato stabile: bisogna formare professionisti capaci di gestire l’incertezza.
Significa, ad esempio, sviluppare competenze legate alla gestione del rischio nelle destinazioni turistiche, alla flessibilità dei prodotti, alla capacità di intercettare nuovi mercati in tempi rapidi. In questo senso la formazione deve diventare più dinamica e reattiva, capace di anticipare i cambiamenti anziché inseguirli.”
I modelli formativi tradizionali sono adeguati a questi scenari?
“I modelli tradizionali mostrano limiti soprattutto nella loro difficoltà ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti del settore. Esiste ancora una distanza significativa tra formazione e mondo del lavoro. I percorsi sono poco flessibili, aggiornati con lentezza e non sempre costruiti a partire dai reali fabbisogni delle imprese e dei territori.
La direzione, invece, è quella di una formazione più integrata, continua e fortemente connessa al contesto operativo. Servono modelli capaci di coinvolgere direttamente le imprese, valorizzare l’esperienza sul campo e aggiornarsi in tempo reale.
Come Centro Studi Turistici di Firenze lavoriamo proprio su questo: rafforzare il legame tra ricerca, formazione e sistema produttivo, per costruire percorsi che non siano solo teorici ma realmente utili per affrontare le sfide del settore”.
Il dott. Aldo Frigeri è direttore dell’Area Formazione di Centro Studi Turistici di Firenze
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