
L’Italia è un paese ricco di sentieri naturalistici e bellezze culturali di inestimabile valore.
Chi lavora nel turismo però sa che queste non bastano per promuovere un territorio.
Per una Destination Management Organization (DMO) o per un ente locale, la sfida è mettere a sistema l’intera offerta di una destinazione. Senza una visione strategica condivisa, infatti, un percorso escursionistico o un itinerario culturale rischiano di rimanere solo linee su una mappa, incapaci di generare valore economico per le imprese e/o ricadute positive sulla comunità.
Ma come si trasforma un itinerario in un vero e proprio prodotto turistico?
Dalla teoria alla pratica: il laboratorio della Via Medicea Fiorentina

Il Centro Studi Turistici di Firenze ha affrontato il problema sviluppando e gestendo, insieme al Comune di Vaglia (capofila) il progetto Itinerario Slow nella Toscana dei Medici. Finanziato dal Ministero del Turismo, il progetto si sviluppa attraverso 7 comuni della provincia di Firenze e di Prato, e si propone di realizzare un sistema che coinvolge tutto il territorio e non solo, in maniera puntuale, le 6 ville e i giardini medicei presenti.
Dopo tre anni di lavoro, il progetto è ormai nella dirittura finale, avendo individuato un itinerario che, comprese le due varianti, copre oltre 80 chilometri di percorso attraverso i 7 Comuni e i 3 Ambiti Turistici (Firenze e Area Fiorentina, Mugello e Prato) e che ha assunto il marchio di “Via Medicea Fiorentina”.
Percorribile a piedi o in MTB, la Via Medicea Fiorentina si incrocia con il sistema di trasporto del territorio: dalla ferrovia Faentina al sistema di autobus e parcheggi, consentendo così anche la percorrenza parziale a residenti e turisti. Inoltre, è collegata con la rete dei cammini toscani: il Cammino degli Dei, il Cammino di San Jacopo in Toscana, la Via della Lana e della Seta.
Oltre a tracciare e promuovere l’itinerario, l’attività portata avanti da CST Firenze è stata un vero e proprio laboratorio di governance.
A spiegare le dinamiche del progetto, è Sandro Billi, coordinatore per CST Firenze.
D: Qual è stato il principio che ha guidato l’impostazione della governance, delle strategie e degli obiettivi?
Il principio guida è stato considerare il territorio come valore aggiunto, non come contenitore di prodotti turistici isolati: il turismo nasce dall’incontro di più settori, come enogastronomia, sport, cultura, artigianato, quando questi funzionano bene, e non da un itinerario fine a se stesso. Per questo abbiamo scelto una governance di area vasta, superando i confini amministrativi dei singoli Comuni, con CST Firenze come soggetto terzo tra istituzioni pubbliche e rete di imprese.
Al centro c’è sempre stato l’ascolto del territorio: mappare e coinvolgere strutture ricettive, ristoratori, guide e artigiani per co-progettare l’offerta insieme a chi la vive ogni giorno.
L’obiettivo era trasformare un tracciato escursionistico in un prodotto turistico capace di generare valore economico diffuso e ricadute reali sulle comunità locali.
D: Qual è stata la principale difficoltà nel mettere insieme territorio, amministrazione e operatori e come l’avete affrontata?
La difficoltà maggiore è stata tenere insieme 7 amministrazioni comunali, ciascuna con priorità e tempistiche proprie, senza perdere di vista i residenti, che vanno considerati fin dalla pianificazione e non solo come sfondo del progetto.
Le comunità locali sono soggetti duplici: da un lato definiscono il territorio, dall’altro devono poterne gestire la valorizzazione, e portare gli operatori privati dentro questa logica condivisa non è scontato.
Abbiamo superato questi ostacoli con percorsi partecipati continui, tra incontri sul territorio, tavoli con i Comuni, confronto diretto con gli operatori, per costruire fiducia prima ancora che accordi formali. Il coordinamento unico affidato a CST Firenze, come soggetto terzo, ha aiutato a mediare interessi diversi mantenendo una visione d’insieme.
D: Cosa significa concretamente oggi fare “accoglienza” lungo un itinerario?
Fare accoglienza lungo un itinerario oggi significa molto più che offrire un posto letto o un pasto. Vuol dire garantire un’esperienza autonoma e sicura, con segnaletica coordinata, tracciati GPX, mappe digitali e integrazione con il trasporto pubblico, come la Ferrovia Faentina, per chi vuole percorrere anche solo un tratto.
Significa mettere in rete strutture ricettive, punti tappa e servizi dedicati a camminatori e cicloturisti, così chi percorre la Via Medicea Fiorentina può trovare sempre risposta ai propri bisogni.
Ma è anche sostenibilità del territorio misurata in modo concreto con mobilità dolce, cura dei sentieri, rispetto delle risorse locali, perché sono le persone e la qualità del territorio a fare la differenza per il visitatore.
D: Qual è il consiglio che lascereste ad un amministratore o ad un manager di DMO che volesse replicare il modello Via Medicea Fiorentina?
Partire dall’ascolto del territorio prima ancora che dalla progettazione tecnica del percorso: senza il coinvolgimento reale degli attori locali, qualsiasi itinerario resta solo una linea sulla mappa.
Bisogna avere il coraggio di ragionare in un’ottica di area vasta, superando i confini amministrativi e mettendo la governance pubblico-privata al centro fin dal primo giorno. Serve stabilire fin da subito parametri chiari per misurare il ritorno economico e sociale sugli abitanti, non solo i flussi turistici.
Infine, pensare da subito alla gestione post-progetto affidandola a un soggetto reale del territorio, come abbiamo fatto con il progetto della Cooperativa che a breve verrà costituita per governare l’offerta di servizi ed esperienze lungo il cammino.
Costruire un itinerario turistico: 4 fasi operative per le DMO

Il modello applicato dal Centro Studi Turistici di Firenze si è articolato soprattutto in 4 punti:
- Ascolto del territorio: è essenziale mappare e coinvolgere gli attori locali (strutture ricettive, ristoranti, guide ambientali, artigiani) per co-progettare l’offerta e raccogliere le reali esigenze del tessuto economico.
- Governance pubblico-privata: superare i confini amministrativi dei singoli comuni per ragionare in un’ottica di area vasta. DMO e destinazioni devono agire da collante tra le istituzioni pubbliche e la rete imprenditoriale.
- Infrastrutturazione e digitalizzazione dell’esperienza: dotare l’itinerario di strumenti di fruizione moderni (mappe digitali, tracciati GPX, segnaletica coordinata, servizi dedicati ai camminatori e ai cicloturisti) per garantire un’esperienza autonoma e sicura.
- Commercializzazione e B2B: aprire l’offerta ai canali professionali attraverso educational tour, post-tour con operatori specializzati e la connessione con i circuiti del turismo internazionale.
Ad oggi il progetto della Via Medicea Fiorentina è entrato nella sua fase conclusiva, con il completamento delle infrastrutture e la creazione della Cooperativa che ha il compito di gestire l’offerta di servizi ed esperienze.
Il Centro Studi Turistici di Firenze a supporto alle Destinazioni
Il progetto Via Medicea Fiorentina dimostra come la ricerca, l’analisi dei dati e l’affiancamento operativo possano fondersi per generare valore duraturo per un territorio.
Per questo il Centro Studi Turistici di Firenze supporta enti pubblici, amministrazioni e DMO nell’intero ciclo di vita di un progetto turistico: dallo studio di fattibilità preliminare alla misurazione degli impatti, fino alla formazione specifica degli operatori.
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